aereo giallo che sorvola un paesaggio collinare

Meditare in aereo: quando la paura spicca il volo

Come la meditazione mi ha aiutato a gestire la paura di volare

La mia relazione con la meditazione è in costante evoluzione, cambia il metodo, l’orario, il posto, la posizione, la lunghezza, l’intensità e l’impegno.

Di recente ho notato un cambiamento notevole quando medito, una sensazione di essere al sicuro. Me ne sono resa conto per la prima volta durante un volo in aereo. Da quel giorno, questa sensazione è rimasta e continua a evolvere man mano che pratico meditazioni mindfulness in posti o momenti diversi (non mi riferisco tanto al momento della giornata, quanto al mio stato d’animo).

La paura di volare

La mia paura di volare era peggiorata parecchio negli ultimi anni, per cui avevo cercato diversi modi per razionalizzare e gestire questa sensazione di ansia che mi prendeva appena l’aereo cominciava a muoversi. Avevo guardato vari video che spiegavano che l’aereo è fatto per volare, oppure che bisognava osservare il personale di bordo perché se erano tranquilli loro allora potevi stare tranquillo tu. Mi ero fatta prescrivere medicine rilassanti e mi ripetevo lo stesso mantra “va tutto bene” 100 volte. Mi ero anche scaricata sul cellulare dei video giochi volti a catturare l’attenzione ed evitare di guardare fuori dall’oblò. Ognuna di queste tecniche ha portato con sé dei miglioramenti, ma ero ancora lontana dal sentirmi a mio agio.

La paura di fallire

Qualcosa rimaneva irrequieto dentro di me e mi ha spinta a fare lavori più introspettivi. Ad esempio, mi sono interrogata sui fondamenti di questa paura e ho scoperto cose utili su di me. Nel mio caso, ho scoperto che la paura di morire che avvertivo non era tanto legata al mezzo sul quale viaggiavo, ma al morire prima di aver raggiunto determinati obiettivi di vita che mi ero fissata. Non riuscire e vederli in qualche modo conclusi o almeno avviati, per me era terrificante. La stessa paura si legava anche al dubbio di non aver fatto sapere alle persone attorno a me quanto erano importanti e quanto ero grata per la loro presenza nella mia vita. Ad ogni modo, dopo aver raggiunto queste consapevolezze, ho notato ulteriori miglioramenti, ma qualcosa rimaneva ancora irrisolto. 

Cosa sto sbagliando? Cosa mi manca? Continuavo a chiedermi guardando gli altri passeggeri che “sembravano” essere a loro agio. 

La prima meditazione in volo

Qualche mese fa, tornavo da un viaggio e prima dell’atterraggio decisi di entrare in uno stato meditativo per lasciare andare le tensioni che avvertivo nel mio corpo. Anche se ci credevo poco, perché di solito non uso la meditazione mindfulness al solo scopo di rilassarmi in momenti di bisogno, ma come allenamento all’attenzione e alla consapevolezza, mi sono messa all’opera, tanto cosa altro potevo fare? Avevo finito le griglie di Sudoku e non riuscivo a godermi la musica per via del rumore del motore e i movimenti secchi dell’aereo. In quel momento, decisi di concentrarmi per accogliere l’esperienza.

Dopo un periodo iniziale di spostamento dell’attenzione sul respiro, cominciai a sentire i movimenti dell’aereo come se fossero miei, immaginavo di essere una cosa sola con la fusoliera, le ali e il sedile. Sono entrata in uno stato di connessione profonda, per cui non percepivo più i movimenti dell’aereo come degli attacchi o degli agguati, ma erano diventati miei, e come tale non mi volevano alcun male. Stavo semplicemente volando. Da quel momento, con mia grande sorpresa, mi è sembrato di aver sbloccato un livello, come nei videogiochi, e di poter accedere – con orgoglio – al livello successivo. 

Il livello successivo

Di recente, mentre prendevo l’aereo per andare a trovare la mia famiglia, ho deciso di afferrare il toro per le corna e di non aspettare di sentirmi irrequieta per affrontare la mia paura di volare. Se avevo sbloccato un livello, non c’erano motivi per non cominciare subito la partita. E così, ho cominciato a meditare poco prima che l’aereo decollasse. È un momento che spesso mi crea disagio e un’assenza disarmante di comfort, nonché di controllo. 

Per immergermi nell’esperienza meditativa, come al solito, comincio ad entrare in connessione con l’unica cosa che posso “controllare” e che mi àncora al presente e non alla mente: il mio respiro. Guardandomi dentro, sentivo il respiro andare e venire e lasciavo andare il mio corpo ai movimenti. Mentre ero dentro di me, mi sono resa conto che andava tutto bene, non c’era nulla di spaventoso, anzi, era comodo e accogliente. Stavo bene, ero lì, nel momento, senza paura, senza necessità di eccessivo controllo, consapevole della mia presenza, consapevole del posto che occupavo – letteralmente – nello spazio e nel cielo. Mi sono lasciata completamente andare ad accogliere l’esperienza, non ho lottato. Mi sono lasciata cullare da questa sensazione di benessere profondo di stare dentro di me, dove ero spettatrice delle sensazioni e non vittima degli attacchi dell’aereo.

Dopo una mezz’ora abbondante, ho aperto gli occhi, erano lucidi, le mie guance erano bagnate, il mio cuore era felice, lo sterno era rilassato e sentivo che il mio essere era in pace.

Quel giorno in particolare è stato un’esperienza molto significativa. Oggi ancora non sono sicura di cosa mi abbia fatto piangere: la felicità di non aver avuto paura o l’orgoglio di essere riuscita a stare in un contesto apparentemente per me ostile? Probabilmente un mix delle due sensazioni, dove sono riuscita ad accettare la realtà così come si presentava, senza inquinarla con le mie paure. 

Cosa ho imparato da questa esperienza? 

Ho capito, con il senno di poi, che continuavo a cercare qualcosa da risolvere, qualcosa da colmare o da cancellare. Quando la cosa migliore che mi rimaneva da fare era stare nel momento, accettare ciò che stavo vivendo, accettare dove mi trovavo, concentrarmi su ciò che era sotto il mio “controllo”, e lasciarmi portare dal flusso, perché il flusso andava e, che mi piaccia o no, io c’ero già dentro, insomma, bastava lasciare che le mie ali si aprissero ed accogliessero il momento presente.

Cosa mi porto nella vita di tutti i giorni?

Quest’esperienza è stata un tassello in più, una nuova freccia al mio arco, l’ennesima porta delle possibilità che si apre grazie alla meditazione e al lavoro costante di consapevolezza. 

Ho inoltre scoperto qualcosa di interessante, era un meccanismo a me già noto, ma in quel momento diventò ancora più evidente e innegabile.

Se le turbolenze, anche leggerissime e di pochi istanti, avvenivano mentre stavo giocando per dimenticare dove ero, avvertivo una sensazione di disagio forte e continuavo a rimuginarci sopra per minuti, anche se le turbolenze erano finite da un po’ di tempo. 

Al contrario, se le stesse turbolenze avvenivano mentre ero in uno stato, non necessariamente di meditazione profonda, ma di accoglienza, non provocavano un’eco di malessere, ma solo una normale reazione fisica, come quando il cuore ti sale in gola sulle giostre. 

Rendermi conto che continuavo a pensare alla turbolenza mentre era già finita e andava tutto bene è stato illuminante. Quante volte entriamo in questo loop nella nostra vita di tutti i giorni? 

Quanto volte rimuginiamo su qualcosa di finito e senza esito, solo perché la nostra mente ci rimane attaccata, solo perché cerca di vedere il peggio? Non vi è mai capitato per esempio di sentire durante la notte un rumore strano dentro casa e cominciare ad immaginare il peggio? Però poi il rumore sparisce, non succede niente, nessun danno, ma continuate a pensare a ciò che poteva andare storto: e se trovassi un ladro dentro casa? Come reagirei? Saprei difendermi? ecc.

Grazie a un lavoro costante di ricerca di consapevolezza, ho potuto rendermi conto di cosa stava succedendo dentro di me. Ho capito che era il pilota automatico a guidarmi e non la mia attenzione consapevole in risposta a ciò che stava succedendo, anzi, a ciò che pensavo stesse succedendo.

Per non dimenticare

La prima cosa che ho fatto appena ho riaperto gli occhi, quel giorno sull’aereo, e ho capito cosa avessi appena vissuto, è stata scrivere le righe successive. Ho sentito una forte necessità di fissare questa esperienza, per non dimenticare la sensazione e per ricordarmi cosa è possibile grazie alla piena consapevolezza.

 

Va tutto bene
Continua a respirare
Va tutto bene

Stai con il rumore del motore
Stai con il rumore del tuo cuore
Continua a respirare

Sei dentro il tuo corpo, il tuo essere
Qui c’è pace, va tutto bene

È bello qua dentro
Un buio luminoso

Alcune luci sono spente
Sono qua, sto bene

Sento il rumore del mio respiro
Colgo la bellezza del silenzio interno
Un silenzio quasi assordante 
Mi ricorda che sono presente

Mi sento vuota e piena
Un piacere per l’anima

Una connessione si crea
Non so con cosa
Forse con me stessa?

Ascolto cosa si muove dentro
Guardo ma senza gli occhi
Tocco ma senza le mani

Sento un flusso che si sposta
Lentamente mi prende tutta
Un’emozione di bellezza mi sale in gola

La tentazione di soffocarla è forte
Ma lascio spazio alle mie lacrime

Che ore sono?
Non importa

Il sollievo del respiro
La pace del sospiro

Sono qua
Dove è bello
Dove mi sento al sicuro

Il mio involucro è una coperta di velluto
Schiaccia i mali sotto il suo peso

La paura si sente coccolata
E può mollare la presa

Quando sono dentro 
È tutto dipinto di rosso
Un colore caldo e allegro

Sono completamente avvolta
Da una sottile membrana

Sento qualcosa di strano
Non c’è niente di strano

Vieni con me
Ti darò un nome

È questa la pace?

 

Crediti foto: Sylvia Gorajek, Unsplash