enorme orologio con sagoma di una persona per rappresentare il tempo passato al lavoro

Dialogo con la mente – Il giudice del tempo

Il tempo passato al lavoro

Trascorriamo molto tempo al lavoro, questo è innegabile. Il lavoro non solo occupa molte delle nostre ore giornaliere, ma rappresenta anche un aspetto significativo della nostra vita in termini di possibilità. È grazie al nostro stipendio che possiamo (o dobbiamo?) affrontare le spese quotidiane, come bollette, affitto e spesa alimentare, oltre a concedersi piccoli piaceri come un caffè al bar o un weekend al mare.

Equilibrio delle energie

Il lavoro finisce così per assorbire gran parte delle nostre energie e capita spesso di sentirsi “intrappolati” in un sistema da cui sembra difficile uscire e rispetto a cui sembrano non esistere delle alternative possibili, accessibili a tutti. Se l’obiettivo è il benessere complessivo, però, l’alternativa c’è ed è sostanzialmente una sola: cercare di stabilire un equilibrio fra le energie che il lavoro ci chiede e quelle che siamo disposti a concedergli. 

Risorse umane, risorse preziose

Non esistono soluzioni universali, poiché ogni contesto lavorativo è unico, ma è un argomento importante che vale la pena approfondire. Mi fa molto piacere vedere che negli ultimi anni discussioni di questo tipo si sono create online e man mano si diffondono. Siamo ancora lontani dal poter godere di un’educazione condivisa e diffusa secondo cui le risorse umane siano risorse preziose da tutelare e da coltivare, e non da spremere. Ma di certo discutere di questi argomenti ci è utile per trovare nuove modalità con cui affrontare queste specifiche sfide.

Lo stress, nemico pubblico n°1

Uno dei principali problemi legati al lavoro è lo stress, oltre a questioni di comunicazione, chiarezza nei progetti e nei ruoli, la lista non si ferma qua… Lo stress si manifesta quando le richieste superano le nostre risorse disponibili. Ad esempio, se abbiamo la capacità di gestire al meglio e in un tempo definito cinque compiti, ma ne vengono richiesti sette, ci ritroviamo sotto stress. Una soluzione immediata e correttiva sarebbe dire di no a due di essi, ma come ben sappiamo, non è qualcosa che riusciamo facilmente a fare.

Perché non ci sentiamo a nostro agio a dire no? Spesso perché temiamo di apparire svogliati o non collaborativi. In realtà, dire no a un compito significa dire a se stessi. Significa anche mettere l’accento sulla nostra volontà di svolgere il compito al meglio. Se me ne occupo quando sarò effettivamente in grado di farlo, eviterò errori e disagi futuri causati da un’esecuzione frettolosa. 

Dipende dai periodi

D’altro canto, se le richieste diventano eccessive e prolungate nel tempo, la responsabilità ricade sull’organizzazione, la quale deve trovare delle modalità efficaci per gestirle. Questo è più semplice a dirsi che a farsi, considerando le diverse esigenze e dinamiche relazionali di ciascun luogo di lavoro. Esistono periodi più intensi in cui sappiamo di doverci impegnare più del solito, ma questo è comune ovunque e non costituisce un problema di fondo se è circoscritto a un’unica emergenza del momento.

Una pausa sì…

Dalle testimonianze dei miei clienti e dalla mia esperienza personale, ho capito che, oltre a coltivare l’assertività nel dire no e chiarire le priorità, è fondamentale concedersi una pausa adeguata tra un compito e l’altro. Lo so, può sembrare controintuitivo, ma vi sono diversi motivi per cui questo è utile: una pausa dove riusciamo a staccare la spina permette al cervello di disconnettersi e di rigenerarsi. Studi scientifici hanno dimostrato che soli 10 minuti di pausa possono fare la differenza tra un meeting e l’altro ad esempio, contribuendo a ridurre così il livello di stress percepito.

… ma autentica

Temi come l’organizzazione delle priorità o l’assertività sono argomenti complessi che possono beneficiare di un percorso di coaching dedicato. Intanto, perché non provare ad introdurre più micro-pause “autentiche” nella tua giornata? Intendo pause in cui non scrolli lo smartphone, ma ti concedi il tempo di prepararti una bevanda ad esempio. Una pausa in cui ammiri gli alberi fuori dalla finestra o ti dedichi ad alcuni minuti di respirazione consapevole o di stretching, invece di fissare il calendario dei meeting. Prova a notare se già introducendo questi piccoli cambiamenti riesci a percepire qualche differenza.

Il dialogo

Come anticipato poco sopra, questo è un tema che mi è caro perché ne ho sofferto parecchio nei miei anni in azienda e mi capita ancora oggi, pur essendo libera professionista. Il dialogo che segue è tra me (Hel) e la mia mente (Missa). È il mio modo di esorcizzare questa parte di me che vuole sfruttare ogni minuto a disposizione per essere utile, anche quando non è realmente necessario.

La performance è un concetto con cui sono cresciuta e ancora oggi faccio fatica a liberarmene, specialmente quando quello che guadagnerò quel mese è direttamente correlato alla quantità (e qualità) di lavoro svolto.

 

Missa – Vedo che non stai facendo niente

Hel – In realtà, mi sto riposando

Missa – Da cosa?

Hel – Dall’ultimo task che ho fatto

Missa – Quello che ti ha preso 50 minuti?

Hel – Sì

Missa – Hai bisogno di riprenderti per così poco?

Hel – E tu che ne sai che era poco?

Missa – Mica hai sollevato una montagna

Hel – No, però mi sento stanca

Missa – Cosa dovrebbero dire gli altri che lavorano 4 ore di seguito senza una pausa?

Hel – Non lo so

Missa – Non hai da lamentarti

Hel – Non mi sto lamentando, mi stavo solo riposando un attimo

Missa – Ma non hai altri task da fare?

Hel – Sì…

Missa – E allora?

Hel – E allora tra poco me ne occuperò

Missa – Non ti sembra di buttare via il tuo tempo?

Hel – Non mi sembra, mi stavo godendo la pausa finché non sei arrivata

Missa – Potevi sfruttare questo tempo in un modo più produttivo

Hel – Cosa mi suggerisci di fare?

Missa – Potevi leggere le mail o fare una lavatrice, cosa ci vuole? Cinque minuti?

Hel – Sì ok, ma adesso non mi va

Missa – Quindi scegli la pigrizia

Hel – Ma scusa, perché decido di fermarmi dieci minuti, significa che sono pigra? Questo mi stai dicendo?

Missa – Beh sì

Hel – Ma non è che le mail non le leggo o non farò la lavatrice, che problema c’è se lo faccio tra un’ora?

Missa – Potevi farlo adesso!

Hel – Ma se lo faccio tra un’ora, concretamente cosa cambia? Il mondo prende fuoco? 

Missa – No…

Hel – E allora?

Missa – Non so, è che se non ti vedo indaffarata mi dai l’impressione che stai perdendo il tuo tempo, che non stai facendo qualcosa di utile, professionalmente parlando, e quindi non vorrei che ti pentissi di non lavorare abbastanza per ottenere i risultati che vuoi.

Hel – Mi fa piacere che ti preoccupi di me, ma guarda che riposarmi dopo un task che mi ha chiesto uno sforzo fuori dalla mia comfort zone, è fare qualcosa per me.

Missa – In che senso ?

Hel – Nel senso che sentivo la necessità di staccare un attimo per poi essere in grado di passare ad un task successivo.

Missa – Ma prima non facevi così però

Hel – È vero e se ti ricordi mi sono bruciata. Ero sempre stressata, sempre stanca, sempre a pensare a cosa fare dopo ecc.

Missa – Sì è vero

Hel – E tu stavi bene ?

Missa – Non molto, vero

Hel – Quindi?

Missa – Ma l’abbiamo fatto per così tanto tempo, che sembrava fosse un’abitudine

Hel – Lo so, però se non ci faceva stare bene, perché dovremmo continuare a farlo?

Missa – In effetti…

Hel – Guarda che è difficile anche per me, mi capita di sentirmi in colpa senza che tu venga a farmelo pesare, poi mi ricordo che è il mio benessere la mia fonte di produttività. Se io ricarico le mie energie, sono più in grado di – performare – passami il termine

Missa – Quindi mi stai dicendo che la pausa è propedeutica a lavorare meglio?

Hel – Eh sì, è proprio così

Missa – Ok, da fuori però non sembra

Hel – Forse no, ma a chi dobbiamo rendere conto?

Missa – Non sono sicura…

Hel – Solo a me. Se guardo da fuori, vedo una persona che tiene a ciò che sta facendo lavorativamente e che allo stesso tempo sta attenta allo strumento principale che gli permette di lavorare

Missa – E sarebbe?

Hel – Io. il mio corpo, il mio cervello, te.

Missa – Quindi lo fai per me?

Hel – In parte sì, ci tengo che tu stia bene

Missa – Grazie…

Hel – Capisco le tue resistenze, sei stata abituata a ritmi sfrenati considerati normali e pure necessari.

Missa – Sì, è vero. Ancora oggi un pò lo penso

Hel – Lo so, ma ho capito che c’è un altro modo di fare che non va a intaccare la qualità del tuo lavoro. Anzi. 

Missa – Va bene, per questa volta cercherò di fidarmi

Hel – E faresti bene

Missa – Goditi questi ultimi minuti allora

Hel – Ahah non toglierò minuti alla mia pausa, da ora riparte il timer dei 10 minuti

Missa – Ah sì?

Hel – Sì, mica è stato rilassante parlare con te

Missa – Capisco, allora ti lascio rilassare

Hel – Grazie!

Missa – A dopo.

Hel – Ok 🙂